Appunti. Finestra sull’aleph.
[Ga Me]
Entry: Settembre 2nd, 2006
Il nodo delle pensioni
Ogni volta che ci si pone il problema della tenuta del sistema pensionistico, sempre più vacillante, la classe politica ricorre sempre alle stesse misure: aumentare l’età minima per andare in pensione (direttamente o attraverso un sistema di disincentivi e incentivi). Non si tiene però conto, nel dibattito pubblico, di alcune considerazioni fondamentali.
Qualunque sistema pensionistico va in crisi quando i lavoratori attivi non produco sufficiente ricchezza per mantenere se stessi e gli anziani (non più attivi). A parità di altre condizioni (ad esempio la produttività per lavoratore), ciò avviene quando diminuisce il rapporto tra lavoratori e pensionati; banalmente quando la popolazione invecchia.
Per tenere sotto controllo qusto rapporto si può intervenire sulla composizione demografica della popolazione o sul mercato del lavoro. In entrambe soluzioni si può cercare di modificare il numeratore o il denominatore del rapporto. Ma usando la leva demografica le alternative che si prospettano sono rispettivamente: 1) fare sempre più figli, lavoratori del futuro, all’infinito; 2) lasciar morire di fame gli anziani. La seconda ripugna la mia morale, la prima il senso comune (a meno di non prevedere la colonizzazione di nuovi pianeti).
Bisogna quindi rassegnarsi a ritoccare il mercato del lavoro. Effettivamente aumentare l’età pensionabile sembra cogliere due piccioni con una fava: diminuiscono i pensionati e aumentano i lavoratori.
C’è un altro bacino però dove andare a pescare nuovi lavoratori, ovvero tra chi vorrebbe lavorare e non può: i giovani. Potrei capire l’utilità di mandare in pensione più tardi se fossimo in regime di piena occupazione e l’economia tirasse da matti, ma non mi sembra proprio che questo sia il caso dell’Italia. Ci lamentiamo che i «giovani» sono troppo pochi per mantenere i «vecchi», quindi ci ostiniamo a far finta che i «vecchi» siano ancora «giovani» e non li mandiamo in pensione. D’altra parte il problema della formazione e dell’introduzione sul mercato del lavoro delle nuove leve non viene percepito minimamente.
Il vero problema economico dell’Italia non sono le pensioni, ma la scuola e l’Università che sono allo sbando, e le aziende che preferiscono tenere il dirigente ultrasessantenne piuttosto che investire sui ventenni (leggi: facendo contratti a tempo indeterminato).
Tutto questo per segnalare un bell’articolo su Lavoce.
This entry was posted on Sabato, Settembre 2nd, 2006 at 21:31 and is filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.


