Appunti. Finestra sull’aleph.
[Ga Me]
Latest Entry: Giugno 6th, 2007
L’Università di Bologna censura la rete come il governo cinese?
Dal sito di Renzo Davoli:
L’Università di Bologna censura la rete come il governo cinese?
Non è bello svegliarsi una mattina con un dubbio di questa consistenza. Eppure ero convinto di insegnare nell’Ateneo più antico del mondo e comunque fra i più prestigiosi. Non pensavo mai avrei avuto simili dubbi.
Veniamo ai fatti. Un gruppo di intraprendenti studenti mette in piedi una fantastica satira divulgando per l’università false cartoline che valgono un credito formativo. E’ una provocazione degli studenti per protestare contro una Università che dal loro punto di vista converge pericolosamente verso un esamificio, quasi fosse una raccolta punti.
Sono studenti che hanno qualcosa da dire, ideali, e chiedono attenzione per le loro rivendicazioni e le loro proposte. E’ per me una gioia scoprire che esistono ancora, in una università dove egoisticamente ognuno pensa ad accumulare crediti per un pezzettino di carta.
Le cartoline indirizzano ad un sito che dietro la falsa apparenza del portale dell’università www.unibologna.eu (la falsità è preannunciata da apposita schermata introduttiva) tramite un video svela l’inganno e invita gli studenti a riflettere. Guardate il filmato, è bellissimo! http://www.youtube.com/v/ps7fMzv4jus (Se provate invece a guardare ora www.unibologna.eu dall’interno dell’università, scoprirete che non è più raggiungibile per quanto vado a raccontarvi. Guardatelo da fuori, da tutti i provider che ho provato è raggiungibile e visibile.)
Come reagisce l’università a questa satira? Nei fatti unibomagazine presenta il tutto come un attacco al portale con denunce alla magistratura per phishing (reperimento illegale di dati personali), e blocca l’indirizzo di rete dal quale è diffuso il falso portale (chiudendo contestualmente l’accesso a molte organizzazioni politiche che usano gli stessi server di autistici.org). L’articolo comprende numerosi errori.
- La definizione di phishing prevede il reperimento di dati personali ma non c’entra nulla con il promuovere altri contenuti o messaggi.
- L’uso non autorizzato del marchio e dei contenuti copiati può essere contestato, non ho visto alcun meccanismo di phishing nel sito.
- Viene poi detto nell’articolo che l’Ateneo (citato in maniera personale, come se fosse un eroe dei fumetti), ha agito prontamente e ha ottenuto l’oscuramento del sito grazie all’intervento del provider. Chi sarebbe “il provider”, il signore e padrone della rete Internet? Non esiste “il provider” esistono tanti provider, molti dei quali di certo non hanno oscurato nulla.
- Questa non è una frode informatica, è al massimo come ho detto una violazione del marchio e del diritto di autore, una “copia non autorizzata”. E’ buona cosa che le pagine del portale mettano in guardia contro il phishing, ma spero che verranno pubblicate informazioni corrette, perché il phishing è un’altra cosa!
Spero per la mia istituzione che ci sia in ballo molto di più della satira degli studenti per arrivare a simili azioni e proclami. In caso contrario saremmo veramente alla “emergenza democratica” (è un termine di moda, mai avrei pensato di pronunciarlo proprio io
. A quando l’oscuramento dei siti di chi non plaude a tutte le decisioni degli organi accademici? A questo punto potremmo creare una rete virtuale fra l’università e la rete nazionale cinese, loro sono bravi a gestire i loro firewall per questi scopi. Si risparmierebbero anche i costosi firewall gestiti dal Cesia. Se i fatti rilevati sono solo quelli da me esposti, allora pensiamo bene a quale deriva autoritaria stia prendendo l’Università di Bologna che non sarebbe più neanche in grado di tollerare nè la satira nè gli studenti che propongono idee.
Paradossalmente come in un contrappasso la reazione dell’Università darebbe piena ragione agli studenti e alle loro posizioni.
Verbatim Copying. Renzo Davoli. 5 giugno 2007
Entry Date: Febbraio 11th, 2007
Violenza nei videogiochi
L’Italia è il paese delle grandi scoperte. Ora c’è uno studio che lancia l’allarme sui videogiochi: un bambino su tre gioca più di tre ore. Mein Gott! Di questi, uno su tre sceglie videogiochi violenti. Mein Gott! La maggior parte è un asociale che gioca da solo. Mein Gott! Uno su quattro è una schiappa che non accetta la sconfitta e si arrabbia. Mein Gott! La metà dichiara che per essere dipendenti bisogna giocare oltre 6 ore e uno su sette oltre 10 ore. Mein Gott! Questo studio finirà certamente sulla scrivania di Anna Serafini, Presidente Della Commissione Bicamerale Per L’Infanzia, che saprà bene sculacciarli e riportarli al di sotto della soglia di sicurezza. Mein Kampf!
La cosa divertente è che questi fantomatici bambini, protetti dalla commissione per l’infanzia, hanno tra i 10 e i 19 anni, avendo lo studio come target ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori.
Ritengo i dati rilevati del tutto normali e penso che non sorprenderebbero nessuno che abbia mai giocato con il computer o una console. Lo scandalo artificioso ha solo la funzione di avvalorare i disegni di legge che si stanno preparando contro la vendita di videogiochi violenti.
Tanto per capire che aria tira: «Fioroni: sui videogame servono nuove leggi».
Per una volta però la palma dei più deficienti non ce l’abbiamo noi, ma i tedeschi:
«La violenza presente nei videogiochi è diventato un tema scottante della politica tedesca alla fine dello scorso anno, quando il diciottenne Sebastian Bosse sparò alcuni colpi verso l’alto in una scuola superiore di Emsdetten, offendendo 37 persone drima di dirigere la pistola, fatalmente, contro se stesso. La Polizia dichiarò che Bosse trascorreva la maggior parte del suo tempo libero a giocare a “Counter-Strike”. Il Governo propose allora una legge nazionale che vietasse i videogiochi in cui veniva rappresentata la violenza umana. In aggiunta al bando per il titolo “Counter Strike”, poi, il Governo potrebbe mettere fuori legge alcune serie televisive popolari come per esempio “Star-Trek”, “Il Signore degli Anelli” e “Scarface: il mondo è tuo”.»
(PCWorld)


